L’IA renderà gli esseri umani obsoleti? Non nel breve periodo (parte 1)

Ecco il primo episodio della nostra serie in due parti sull’intelligenza artificiale, con la partecipazione di Vincent Conitzer (@conitzer), esperto di IA e professore di Informatica presso la Duke University.

Nel conflitto tra uomo e macchina non c’è niente di nuovo: a cambiare è stata solo la velocità alla quale le macchine diventano intelligenti.

Basta guardarsi intorno per scoprire che l’automazione intelligente è diventata popolare. (si pensi a Siri o Alexa).

Grazie al sorprendente tasso di crescita dell’Internet of Things, presto l’IA verrà incorporata in miliardi di dispositivi.

A breve, le macchine impareranno dalle macchine. L’IA saprà imparare dalle proprie esperienze, adattarsi all’ambiente, prevedere i risultati e modificare le proprie funzionalità in modo da soddisfare le aspettative dell’utente.

I pessimisti ritengono che tutto ciò renderà gli esseri umani obsoleti.

La verità è che sì, molti lavori scompariranno a causa dell’automazione intelligente, ma non quelli che richiedono empatia e la capacità di avere una visione d’insieme. Finora, queste mansioni sono riuscite a salvarsi dall’estinzione.

La domanda è: l’ascesa dell’IA è destinata a rivoluzionare la situazione?

Questo ci porta all’esperto di intelligenza artificiale Vincent Conitzer, il quale ha scritto molto sull’impatto dell’IA e dell’automazione intelligente sugli esseri umani.

Conitzer, professore di Informatica, Economia e Filosofia presso la Duke University, spiega come l’intelligenza artificiale e l’automazione intelligente continueranno a rivoluzionare la forza lavoro senza però rendere gli esseri umani obsoleti (almeno non a breve termine).

Speriamo che la nostra conversazione ti fornisca degli spunti interessanti.

Appian: Buongiorno, professore, e benvenuto in Appian. Di recente ha pubblicato sul Wall Street Journal un articolo in cui sosteneva che nell’età dell’IA e dell’automazione intelligente essere umani abbia ancora dei vantaggi. Che cosa intendeva?

Conitzer: L’articolo parlava di cosa l’intelligenza artificiale è in grado di fare e cosa no. C’è chi ha espresso preoccupazione nei confronti dell’IA, da questioni come pregiudizi ed equità fino al pericolo che possa conquistare il mondo. Desideravo aiutare la gente a interpretare questi aspetti. In sostanza, è di questo che si occupava l’articolo.

Cosa l’intelligenza artificiale sa fare e cosa no

Appian: Lei ha parlato delle attività in cui l’IA dà buoni risultati, di quelle in cui i risultati sono mediocri e dei casi in cui fallisce in modo bizzarro. Ma se riuscisse a migliorare anche in questi casi, come cambierebbero le cose?

Conitzer:

Credo che l’intelligenza artificiale, oggi, presenti ancora dei grossi limiti. Al momento dà ottimi risultati in quella che viene spesso definita “IA ristretta”, cioè l’intelligenza artificiale che risolve un problema limitato, soprattutto quando si ripresenta più volte lo stesso tipo di input e vi sono un chiaro indicatore di successo e un obiettivo da raggiungere evidente.

Appian: Quali sono le professioni più influenzate dall’IA ristretta?

Conitzer: Un esempio sono i radiologi, che devono effettuare diagnosi per immagini, ricercando dei modelli al loro interno. Inoltre, ci sono aziende che già producono robot capaci di capovolgere hamburger oppure auto senza conducente. Il secondo caso è più complesso, perché la probabilità che si verifichino eventi inaspettati quando si guida in città è maggiore. Ed è qui che l’intervento umano diventa fondamentale.

Appian: In sostanza, sono i lavori ripetitivi e prevedibili quelli più a rischio di scomparire…

Conitzer:

Quando il lavoro diventa meno ripetitivo e più imprevedibile, quando serve una maggiore comprensione del mondo e delle interazioni sociali, quando si deve essere flessibili e adattarsi a circostanze impreviste, gli esseri umani sono decisamente più capaci.

Uno dei miei esempi preferiti è quello delle maestre d’asilo, che devono stare sempre attente a mille cose diverse, possedere molto buon senso e gestire i rapporti con bambini e genitori. Tutte situazioni che non hanno mai visto prima e a cui devono adattarsi.

Oltre i limiti dell’IA ristretta

Appian: Insomma, mi sembra di capire che l’intelligenza artificiale ristretta non sia particolarmente in grado di risolvere problemi di tipo qualitativo. Qual è l’opposto dell’IA ristretta? Qual è l’alternativa?

Conitzer: L’intelligenza generale artificiale, cioè un sistema di IA in grado di ottenere risultati migliori rispetto alle persone anche al di là di attività strettamente circoscritte. Disponiamo già di sistemi capaci di svolgere un lavoro migliore degli esseri umani nella diagnostica per immagini, ma non si può prenderli e utilizzarli in altri ambiti così come sono.

I compiti svolti dagli esseri umani durante il proprio lavoro in genere richiedono molta flessibilità e buon senso. Per un umano è facile accorgersi che c’è qualcosa di anomalo nei dati. Se una persona sta classificando delle immagini e si accorge che ci sono differenze sostanziali tra le une e le altre, smette di fare quello che stava facendo e si chiede: “Che cosa sta succedendo”?

Le persone hanno una visione d’insieme migliore

Appian: Gli attuali sistemi di IA non sono in grado di farlo?

Conitzer: Possono rilevare che si è verificato un cambiamento, ma non riescono a inserirlo in un contesto più ampio.

Questa [incapacità di inserire le cose all’interno di un contesto] è la causa di alcuni dei più divertenti fallimenti dei sistemi di IA. Un gruppo di ricercatori della Carnegie Mellon University ha progettato un sistema di visione artificiale per il riconoscimento di persone e immagini e ha deciso di utilizzare occhiali dalle montature colorate per provare a ingannarlo.

È strano pensare che potesse fare una qualche differenza, no? Le persone erano le stesse, indossavano soltanto occhiali diversi. Eppure il sistema ha fallito clamorosamente, classificandole in modo sbagliato.

Questo perché non possedeva conoscenze reali dei vari aspetti di un’immagine: non poteva capire che i ricercatori avevano solo indossato degli occhiali, semplicemente perché non era stato progettato per questo.

Di nuovo, ecco l’incapacità dell’IA ristretta di risalire al contesto più ampio di un oggetto e al suo conseguente comportamento. Questi aspetti sono importanti perché l’intelligenza artificiale viene implementata nel mondo reale (motivo per cui può essere di grande aiuto ai dirigenti aziendali). Il punto è che l’IA non è la soluzione a tutto. Perché funzioni, le attività devono essere estremamente definite e prevedibili e ripetersi sempre allo stesso modo.

Quando aspettative e obiettivi vanno interpretati in un’ottica più generale, l’intervento umano diventa indispensabile.

Appian: Mi viene in mente un articolo del New York Times secondo cui un sistema di IA ha respinto la richiesta di rifinanziamento del mutuo dell’ex presidente della Federal Reserve Ben Bernanke perché, avendo recentemente cambiato lavoro, era considerato un soggetto ad alto rischio. Un essere umano si sarebbe comportato diversamente.

Conitzer: Esatto (ride). Non ho letto il rapporto di credito di Bernanke, quindi non posso esprimermi. Detto questo, nel processo di approvazione di un prestito ci sono parecchie cose che in linea di principio possono andare storte.

Il sistema non poteva pensare: “Ok, questo è Ben Bernanke, sappiamo bene chi è e di sicuro è un buon candidato per un prestito”.

Se si utilizza l’IA per classificare le persone, per esempio per determinare se possano ottenere un prestito o se debbano andare in prigione, i risultati possono non essere quelli sperati.

Non tutti i lavori verranno automatizzati

Appian: Il conflitto tra IA e manodopera umana e l’impatto che avrà sui lavoratori sono oggetto di grandi discussioni. Secondo lei, però, dovremmo concentrarci anche su come l’intelligenza artificiale può rendere molte professioni più semplici e sicure.

Conitzer: Esatto. L’IA può semplificarci la vita in molti modi. Come ho detto prima, potrebbe occuparsi di ciò che fanno i radiologi, ma senza arrivare sostituirne la figura professionale (almeno nel breve periodo).

Al contrario, potrebbe potenziarne le capacità, magari identificando aspetti che sfuggono all’occhio umano, oppure mettere in ordine di priorità le immagini da analizzare.

Lo stesso vale per altre professioni.

In sostanza, l’IA non automatizzerà ogni genere di lavoro, ma soltanto gli aspetti che sa svolgere meglio rispetto agli esseri umani. E le persone saranno contente di vedere automatizzati certi compiti, in modo da avere più tempo per svolgere quelli che preferiscono.

Appian: Quindi non dobbiamo temere che gli esseri umani vengano rimpiazzati dall’automazione? Sono solo chiacchiere?

Conitzer: Non è che non dobbiamo preoccuparcene. Di fatto, è probabile che saranno necessarie meno persone per svolgere la stessa mole di lavoro.

Ma per la maggior parte delle professioni non è realistico affermare che intere categorie saranno spazzate via dall’automazione, e in ogni caso ci sarà sempre una persona dietro il robot, per controllare il suo lavoro e analizzare i dati che trasmette.

Appian: Alcuni esperti temono che l’automazione intelligente possa essere usata come arma per prendere decisioni di vita o di morte sul campo di battaglia. Lei cosa ne pensa?

Conitzer:

La domanda da porsi è: possiamo accettare l’idea che siano gli algoritmi a prendere queste decisioni, senza alcun coinvolgimento umano? Credo che per gran parte della gente la risposta sia no.

Anzi, vorrà assicurarsi che, quando un sistema di IA prende decisioni cruciali, sia sempre coinvolto anche un essere umano.

Ma che cosa significa esattamente mantenere un livello di controllo umano significativo? Il dibattito è ancora in corso, e non tutti sono d’accordo.

La prossima settimana non dimenticate di sintonizzarvi per la seconda e ultima parte di questa serie.

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