Cosa c’è dietro l’investimento da 232 miliardi di dollari nell’automazione intelligente?

232 miliardi di dollari è una grossa cifra.

Secondo KPMG, è quanto le imprese investiranno annualmente nelle tecnologie di automazione intelligente da qui al 2025, partendo da un volume di investimento attuale pari a circa 12,5 miliardi di dollari. Proiezioni di crescita di tale portata sollevano alcuni interrogativi immediati.

Il primo: cos’è l’automazione intelligente? Il secondo: quale valore atteso guiderà una simile crescita? Il terzo: se è così vantaggiosa, perché il volume di investimento è ancora così (relativamente) basso?

Il primo quesito è di facile risoluzione. L’automazione intelligente viene definita come l’integrazione di tecnologie emergenti di elaborazione cognitiva e di computazione robotica all’interno di interazioni con i clienti e processi aziendali guidati da esseri umani. Queste tecnologie comprendono l’intelligenza artificiale (IA), il machine learning (ML) e la Robotic Process Automation (RPA).

Le risposte agli altri due interrogativi (e a molti altri) sono incluse nel resoconto del sondaggio internazionale Future of Work (parte 3). Abbiamo chiesto ai leader dell’IT di grandi imprese negli Stati Uniti e in Europa di condividere le loro opinioni sull’automazione intelligente. Sulla base delle loro risposte, è emerso che padroneggiare le tecnologie dell’automazione intelligente è fondamentale per ottenere un vantaggio competitivo nell’era digitale.

I dati dimostrano che l’automazione intelligente è vantaggiosa per i clienti, per i dipendenti e per le operazioni e stimola la crescita del business. Il problema è che solo il 12 % degli intervistati ha dichiarato che la propria azienda, oggi come oggi, riesce a sfruttarne appieno le potenzialità.

Perché? È un problema di complessità:

  • L’89 % degli intervistati dichiara che la propria azienda fatica ad aggiornarsi tecnologicamente
  • L’80 % dichiara che la propria organizzazione “non riesce a capire in che modo l’intelligenza artificiale possa cambiare radicalmente le cose”
  • Il 66 % ha difficoltà a integrare gli investimenti IT e le competenze esistenti con le complesse tecnologie IA e RPA
  • La necessità di cambiare la cultura IT (44 %) e le pratiche di sviluppo delle applicazioni (31 %) si posizionano subito dopo nella classifica delle risposte più frequenti.

Sono necessari un nuovo approccio IT e un nuovo modello di collaborazione aziendale e di sviluppo delle applicazioni, che riducano significativamente i tempi di apprendimento, per garantire che le aziende sfruttino al massimo il valore dell’automazione intelligente. Lo sviluppo low-code è la risposta a queste esigenze.

Per saperne di più, leggi il report Future of Work (parte 3)completo.

ISCRIVITI a APPIAN WEEKLY!