La prima legge dell’innovazione digitale, parte 1 di 2

George Westerman, ricercatore, Sloan Initiative on the Digital Economy del MIT

Qualche tempo fa abbiamo pubblicato un’intervista a @George Westerman, autore di best-seller e ricercatore capo della Sloan Initiative on the Digital Economy del MIT, sul modo in cui le aziende non tecnologiche possono competere e vincere nell’era della trasformazione digitale.

Il post ha riscosso molto successo e il Professor Westerman è stato così generoso da permetterci di condividere uno dei suoi ultimi articoli, scritto per la rivista MIT Sloan Management Review. Stavolta parla di innovazione e della ragione per cui quella digitale rappresenta una sfida che, più che con la tecnologia, ha a che fare con la leadership. L’articolo è stimolante e vale sicuramente la pena di leggerlo.

(Questo post è il primo episodio di una serie in due parti e viene ripubblicato con l’autorizzazione della rivista MIT Sloan Management Review, a cui appartiene il copyright).

Ormai tutti avranno sentito parlare della legge di Moore. Da decenni questa “legge”, formulata più di 40 anni fa dal cofondatore di Intel Gordon Moore, contribuisce a scandire il ritmo dell’innovazione. Originariamente applicata alla potenza di calcolo dei circuiti integrati, nel 1975 Moore postulò che il numero di transistor raddoppia ogni due anni circa.

Man mano che le tecnologie e le architetture di calcolo si sono evolute, i tempi in cui ciò avviene e la misurazione delle performance sono cambiati, ma la legge in sé è rimasta invariata.

La potenza di calcolo cresce in modo esponenziale ed è così per tutte le tecnologie digitali in genere, dai processori al networking, fino al sequenziamento del DNA.

Se da un lato si inizia a preannunciare la fine della legge di Moore, dall’altro la crescita esponenziale della potenza di calcolo continua grazie allo sviluppo di nuove tecnologie e architetture.

Gli incessanti progressi della tecnologia sono molto positivi per le aziende che vendono prodotti tecnologici, come pure per gli analisti, i giornalisti e i consulenti che offrono consulenza tecnologica ai manager, ma non sempre per i manager stessi. Questo perché la legge di Moore rappresenta solo una componente nell’equazione dell’innovazione digitale. E una componente meno importante di quanto si possa immaginare.

Vorrei proporre una nuova legge, una legge che so per certo essere reale, ma la gente tende a dimenticare: chiamiamola la prima legge della trasformazione digitale. Oppure possiamo semplicemente chiamarla la legge di George. L’idea è questa: la tecnologia muta rapidamente, ma le organizzazioni sono molto più lente nella loro evoluzione.

Questa legge è la ragione per cui la trasformazione digitale rappresenta una sfida che, più che con la tecnologia, ha che fare con la leadership. Le grandi aziende sono molto più complesse da gestire e modificare rispetto alle tecnologie, poiché hanno più componenti in movimento e tali componenti, essendo umane, sono molto più difficili da controllare. I sistemi tecnologici agiscono in gran parte in base a istruzioni date e le componenti tecnologiche fanno perlopiù ciò per cui sono state progettate.

I sistemi umani, invece, sono molto diversi. Se modificare un componente software o sostituire un pezzo di un macchinario con un altro è relativamente semplice, cambiare un’organizzazione non lo è altrettanto.

Le organizzazioni si basano su un delicato equilibrio, frutto di negoziazione tra le esigenze dei titolari (o leader) e le esigenze dei singoli individui. Questo equilibrio è difficile da raggiungere e ancora più difficile da modificare. Basti pensare all’ultima volta che hai introdotto una nuova, importante trasformazione nella tua attività, o che lo ha fatto un tuo superiore. Non basta dire che stai implementando una trasformazione per riuscirci: devi convincere le persone che bisogna effettuare un cambiamento e aiutarle a cambiare nella giusta direzione. Se ci riesci, sarai in grado di coinvolgerle al punto che inizieranno a suggerire modi per apportare ulteriori miglioramenti.

Dal momento che la trasformazione digitale è una sfida che, più che con la tecnologia, ha che fare con la leadership, è essenziale focalizzare l’attenzione dei manager sul desiderio di cambiamento delle persone e sulla capacità dell’organizzazione di soddisfarlo.

(Non perderti la prossima parte di questa serie sull’innovazione digitale, dove Westerman analizza la propria strategia in tre parti su come trasformare il proprio progetto di trasformazione digitale in realtà).

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