Health Group si attrezza con l’automazione low-code per combattere la diffusione del COVID (Parte 2)

Darren Blake, COO, Bexley Health Neighborhood Care, Regno Unito

L’impennata del numero di morti per coronavirus nelle residenze per anziani è un urgente richiamo al fatto che le case di riposo sono tra i luoghi più a rischio nella pandemia.

Un terzo di tutti i decessi per coronavirus negli Stati Uniti avviene in queste strutture. In Europa, la pandemia è causa di metà dei decessi nelle case di riposo.

Con l’aiuto dell’automazione low-code, però, la Bexley Health Neighborhood Care (BHNC) del Regno Unito si assicura che le sue strutture forniscano un’assistenza di qualità, rispettando le normative, ottimizzando i livelli di risorse e di personale e isolando i residenti positivi al COVID-19.

"La digitalizzazione qui ha fatto enormi passi avanti", dice Darren Blake, COO della BHNC, con sede a Londra, "Penso che questa sarà la nuova normalità per noi".

Blake ha detto anche che i test a regime nelle case di riposo della BHNC continueranno ad aiutare sempre più pazienti a terminare le cure. Pare che Bexley stia pianificando un ciclo di due anni per superare la pandemia.

"Saremo colpiti da diverse ondate di COVID, almeno fino a quando non otterremo l’immunizzazione e un vaccino", ha detto Blake. "Ora operiamo completamente in remoto. Abbiamo adottato la tecnologia digitale in tutti i nostri interventi di medicina generale. Il contatto con il paziente avviene principalmente attraverso consulti video. E questa rivoluzione digitale è avvenuta più velocemente di quanto immaginassimo".

Nel secondo e ultimo episodio, Blake ci ha comunicato le ultime novità su come BHNC è ripartita grazie al low-code, che ha consentito loro di combinare la manodopera digitale e umana su un’unica piattaforma in meno di una settimana. La parte finale della nostra serie inizia con Blake che analizza nel dettaglio le sfide poste nella gestione di personale e risorse nel bel mezzo di una pandemia. (La prima parte è disponibile qui).

Goditi la conversazione:

Appian: Parliamo della gestione delle risorse e di come la si affronta in una pandemia. Cominciamo dalla nuova applicazione di gestione delle risorse che avete costruito alla Bexley e da come la state usando nella lotta contro il COVID.

Blake: Abbiamo costruito e implementato quella che chiamiamo un’applicazione per il controllo del personale che ci ha dato la possibilità di fare controlli giornalieri sul nostro personale e sui siti di assistenza primaria. L’applicazione ci ha permesso di rintracciare i dipendenti malati e che avevano bisogno di isolarsi, per cui non potevano far parte della forza lavoro.

Questa capacità di tracciamento ci ha permesso di vedere chi era malato e incapace di lavorare, chi aveva bisogno di sostegno medico o psicologico, e chi era in grado di lavorare e di accedere alle risorse necessarie per lavorare a distanza.

Proteggere i più vulnerabili

Appian: Quindi non si tratta solo di gestire i rifornimenti, ma anche di curare il personale colpito dalla pandemia?

Blake: Sì, dal punto di vista della gestione pratica, i nostri manager sono stati in grado di controllare il loro personale e lo stato della forza lavoro. Hanno potuto valutare la loro configurazione operativa, vedere i dispositivi di protezione e i livelli di forza lavoro e verificare la differenza rispetto a come sarebbe stato normalmente. In questo modo, hanno potuto rispondere a domande come: Potete curare i vostri pazienti in base a ciò che avete? Avete bisogno di più risorse? Quanto siete sotto pressione?

Appian: E come vengono utilizzate queste informazioni?

Blake:

Abbiamo creato un sistema di punteggio COVID che ci mostrava se avevamo le risorse necessarie per operare. Il sistema era anche in grado di mostrare il livello di pressione a cui stavamo operando in un determinato luogo.

Appian: Che differenze ci sono rispetto a quello che facevi prima del COVID? Come gestivi i livelli di risorse e di forza lavoro allora?

Blake: Prima era impossibile avere un’idea del livello di malattie nella propria struttura. Per esempio, se hai 10 medici e ne perdi cinque tutti in una volta, ti ritrovi con il 50 % di forza lavoro in meno. Lo stesso vale per il personale del back office. Insomma, le nostre operazioni erano sottoposte a una notevole pressione. Alcuni studi medici sono scesi letteralmente al 50 % del personale clinico, perché tanti hanno dovuto lavorare da casa a causa delle norme per l’isolamento familiare in Inghilterra. Ma alcuni non erano proprio in grado di lavorare. Quindi, avevamo bisogno di un modo per sapere se il personale era disponibile o meno.

La pressione passa dagli ospedali alle case di riposo

Appian: E la vostra applicazione per il controllo del personale ve lo ha permesso?

Blake: Sì, ci ha consentito di sapere chi includere nella forza lavoro per la giornata. Prima del COVID, non si lavorava molto in remoto. Ora è tutto diverso: facciamo molte più consulenze a distanza che visite di persona. Penso che anche gli Stati Uniti seguano la stessa tendenza.

Appian: Quindi, ora siete nella fase uno della vostra applicazione di gestione delle risorse. Cosa ci puoi dire della fase due?

Blake: Allora, potenzialmente ci saranno una fase due, una fase tre, una fase quattro e così via fino a quando non ci sarà un vaccino a disposizione della gente. Nel Regno Unito abbiamo raggiunto un picco un paio di settimane fa, soprattutto a Londra. Ora sta diminuendo un po’.

Ma la pressione si sta spostando dagli ospedali, che ora hanno abbastanza posti per accogliere i pazienti, verso le case di riposo.

E uno dei ruoli della medicina generale è quello di occuparsi delle residenze e delle case di riposo. È qui che si sente più pressione, al momento. Quindi, la grande domanda sulla valutazione del personale è: possiamo fornire il giusto livello di assistenza in termini di spostamento della domanda?

Quando ci si occupa dei residenti nelle case di riposo, si vuole essere sicuri di fare del proprio meglio quanto a controllo delle infezioni, per impedire che il coronavirus si diffonda tra loro.

Guardando avanti: gli arretrati post-Covid

Appian: Insomma, ora siete nella fase uno della vostra applicazione di gestione delle risorse. Guardando avanti, cosa ci puoi dire della fase due?

Blake: Il COVID ha delle fasi, quindi potenzialmente ci saranno una fase due, una fase tre, una fase quattro e così via fino a quando non ci sarà un vaccino a disposizione della gente. Nel Regno Unito abbiamo raggiunto un picco un paio di settimane fa, soprattutto a Londra.

Ora sta diminuendo un po’. Ma è un ambiente molto, molto difficile. Inoltre, ci sono persone che hanno bisogno di altre cure mediche ma non si sono fatte visitare. A causa delle esortazioni a stare a casa, non si sono fatte avanti come avrebbero fatto prima del COVID.

Appian: Che impatto ha avuto tutto questo sulle vostre operazioni?

Blake: I reparti di urgenza hanno registrato un calo del 50 %. C’e’ una riduzione del 75 % nelle visite per sospetti tumori. C’è il 50 % di visite in meno per i dolori al petto. Quindi c’è un gruppo di persone che rimangono chiuse in casa, che hanno paura di uscire e di presentarsi in una struttura sanitaria, nonostante la presenza di sintomi.

In sostanza, c’è una serie di cure arretrate per cui le persone non si sono presentate e non hanno ricevuto il livello di assistenza che gli servirebbe per andare avanti.

Ed è qui che entra in gioco la fase due dell’applicazione per la gestione delle risorse.

La chiave dell’automazione per una rapida risposta contro il COVID

Appian: Quali nuove funzionalità avete aggiunto alla fase due dell’applicazione?

Blake: Abbiamo un sistema di tracciamento dei pazienti per aiutarci con il lavoro che svolgiamo nelle case di riposo. Lo stiamo testando per assistere i pazienti nelle case di riposo, in modo da poter gestire le diagnosi e le cure erogate.

Come ho detto, 22 delle nostre strutture funzionano in modi diversi. Quindi stiamo cercando di usare il low-code per automatizzare il più possibile i processi e collegare i sistemi clinici usati negli studi medici. La nostra applicazione funziona con sistemi legacy, quindi possiamo inviare e recuperare (dati) tra l’applicazione e i sistemi clinici all’interno degli studi.

Avere questa capacità è fondamentale quando si ha bisogno di reagire molto velocemente, ma le organizzazioni con cui si ha a che fare hanno sistemi che non parlano tra loro.

La nostra piattaforma low-code, invece, si trova al di sopra di questi sistemi. Questo ci permette di tracciare il paziente tramite la relativa diagnosi e di estrarre i dati delle diverse agenzie in un’unica applicazione, in modo da avere tutto in un unico posto. Così possiamo vedere effettivamente cosa sta succedendo al paziente in termini di assistenza sanitaria e sociale.

Appian: Ottima nota su cui concludere. Prima di chiudere, però, c’è qualcosa di cui non abbiamo parlato che vorresti aggiungere?

Blake: Voglio solo aggiungere che alcuni dei pazienti che si presentano hanno bisogni sanitari, ma possono anche avere esigenze sociali. Possono avere un problema di alloggio o forse sono depressi perché si sentono soli. Quindi, stiamo usando il nostro strumento di gestione delle risorse per aiutare a soddisfare i bisogni sociali dei nostri pazienti. Una delle cose che stiamo cercando di fare è usare la nostra applicazione low-code per tracciare i bisogni sociali dei pazienti e mappare le loro risorse di volontariato.

Il COVID è la nuova norma e non se ne va. Ci costringe ad analizzare seriamente tutti i nostri processi, a mapparli e a vedere come possiamo renderli più efficienti. Non si può tornare a quello che avevamo prima.

Leggi il caso di studio Bexley per saperne di più sulla loro applicazione.

(Per un’immersione più approfondita sul motivo per cui l’automazione è essenziale per far ripartire le operazioni colpite da COVID-19, dai un’occhiata a questa imperdibile indagine di Forrester).

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